15 dicembre 2009 - Da 40 anni Alcatraz è aperto al pubblico

Fuga ad Alcatraz, isola zelig
Sono esattamente 40 anni che l'inferno di Alcatraz è aperto al pubblico: nel 1975 il comune di San Francisco decise di trasformare quella che era stata prima una base militare, poi una delle prigioni di massima sicurezza più importanti del mondo e infine il teatro di scontri rivoluzionari tra governo americano e indiani, in una delle attrazioni turistiche più visitate del nordamerica. La biglietteria (ma occorre prenotare almeno un giorno prima) si trova al Pier 33 dell'Embarcadero di San Francisco e per festeggiare il quadridecennale la città californiana ha organizzato uno speciale tour notturno che permette di ammirare la baia di Frisco approfittando delle luci del tramonto. Il viaggio merita sotto molti punti di vista: innanzitutto perché, una volta arrivati sull'isola di Alcatraz, si può ammirare una delle skyline più affascinanti di tutti gli Stati Uniti, seconda solo a quella che si ha di New York da Long Island.
L'isola dista dalla città appena 2 km, quanto basta per non perdere i rumori della metropoli e soprattutto per far impazzire il cervello di un prigioniero, costretto a consumarsi in un carcere che teneva i detenuti chiusi in cella anche 16 ore al giorno. Era questo tormento, la vicinanza con la vita frenetica e libera di San Francisco, a spingere i detenuti di Alcatraz a tentare la fuga nonostante le evidenti impossibilità: chi cercava di fuggire da "The Rock" veniva infatti punito con l'isolamento, rinchiuso per giorni in buchi di due metri per due, senza cibo nè acqua nè luce. Nel 1962 i fratelli Anglin e Frank Morris riuscirono a evadere a bordo di una zattera, ma di loro non si sono mai avute notizie: che l'acqua gelida dell'oceano abbia messo fine al loro sogno? Il tour, che costa dai 25 ai 35 dollari, permette di toccare con mano queste curiosità, andando ad esplorare un mondo che per anni è stato segretissimo e intorno al quale il cinema, a cominciare da Clint Eastwood, ha costruito un mito.
Ma c'è anche un'altra Acatraz, quella di cui la settima arte non parla e che non ha niente a che fare con l'isolamento e il dolore. Quest'isola prima di diventare un carcere di massima sicurezza era un importante forte militare. Dalla seconda metà dell'800, per circa cinquant'anni, è stata il più importante punto di vedetta di tutta la San Francisco Bay, ospitando 400 soldati e 111 cannoni, uno dei quali è ancora presente per la gioia dei turisti. Dopo la Guerra Civile gli equilibri internazionali e interni cambiarono e soprattutto c'era bisogno di un posto in cui spedire i disertori: difficile immaginare un luogo migliore di questo.
Dal 1915 la struttura venne dedicata alla reclusione carceraria e fu chiusa solo nel 1963, grazie alla lungimiranza del presidente americano Robert F. Kennedy. Mantenere una struttura del genere e traghettare i vari Al Capone, "Doc" Barker, Alvin "Creepy" Karpis e George "Machine Gun" (per citare solo alcuni dei criminali illustri che hanno svernato dietro queste sbarre) da una sponda all'altra della baia costava più che mantenerli al Ritz, e così l'amministrazione decise che la cosa migliore era chiudere i battenti.
Fu allora che iniziò la terza fase della storia di Alcatraz, quella più affascinante: dopo la chiusura l'ex carcere venne occupato, per 19 mesi, dagli indiani d'America, che volevano che qui fosse aperto un centro culturale dedicato alla loro storia. Erano gli anni della rivoluzione hippie, dei sogni per cui si doveva lottare. Quello degli attivisti durò meno di due anni e l'edificio fu poi trasformato in ciò che è oggi, una grande attrazione per turisti.
La quarta fase è ancora in forse: il progetto di trasformare l'ex carcere in un albergo infatti è sul tavolo delle trattative da più di un anno, le autorità sarebbero intenzionate a portarlo avanti ma la crisi economica che ha colpito la California non ha permesso all'amministrazione di fare il passo più lungo della gamba e investire soldi in nuovi lavori di ristrutturazione. Quello che resta è la bellezza oggettiva di un'isola inserita in splendido parco naturale, dove nidificano uccelli di tutti i tipi e si possono ammirare fiori rarissimi, coltivati negli anni da chi qui ha abitato, lavorando prima come operatore carcerario e poi come addetto alla manutenzione.
Il tour permette di ascoltare le testimonianze dei bambini, figli degli operai e dei funzionari che abitavano ad Alcatraz, che qui sono cresciuti. Per loro questo non era un luogo di privazione ma un paradiso lontano dal caos della città. Non sapevano che a pochi metri dalle loro case 300 detenuti sbirciavano il mondo da dietro le sbarre, ma visitare Alcatraz è bello anche per questo: per dare un'occhiata a un pezzo di storia attraverso diversi punti di vista, tanti quante sono le sfaccettature della società americana.
Tratto da Repubblica.it

 

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